Immaginate un Paese dove i prezzi immobiliari erano così folli che un pezzo di terra a Tokyo valeva più dell’intera California. Un Paese dove un mutuo sulla casa poteva durare cento anni, e tutti erano convinti che la crescita non si sarebbe mai fermata. Sembra quasi fantascienza, vero? Eppure, questo era il Giappone alla fine degli anni ’80, prima che l’economia precipitasse in quelli che oggi conosciamo come i decenni perduti Giappone. Ma cosa possiamo imparare da quella crisi, e siamo sicuri di essere più preparati oggi?
La Vertigine della Bolla Speculativa Giapponese
Il 29 dicembre 1989, l’indice Nikkei, il principale indice azionario giapponese, toccò un massimo storico di 38.915 punti. Dopo aver tenuto conto dell’inflazione, non avrebbe mai più raggiunto quel livello. Il Giappone era inarrestabile, le sue aziende all’avanguardia sfornavano tecnologia di classe mondiale e gli investitori raddoppiavano o triplicavano i loro soldi ogni due anni.
Tuttavia, sotto la superficie, bollivano già dei problemi. Un lungo periodo di denaro facile e tassi di interesse bassi aveva gonfiato aziende inefficienti. La speculazione era dilagante, alimentata dall’aspettativa che il progresso tecnologico avrebbe dominato per sempre. Aziende e famiglie si erano indebitate pesantemente. Standard di prestito molto allentati, come i mutui cinquantennali, avevano scatenato una bolla immobiliare Giappone che rendeva città come Tokyo e Kyoto tra le più costose del mondo. Molte di quelle case, oggi, valgono solo l’1% del loro valore di allora.
L’Accordo del Plaza e il Carburante per la Bolla
Un momento cruciale fu l’Accordo del Plaza del 1985. I leader di Stati Uniti, Giappone, Germania Ovest, Francia e Regno Unito si incontrarono per spingere lo yen giapponese verso l’alto e il dollaro USA verso il basso. Gli Stati Uniti erano frustrati dal loro crescente deficit commerciale e le esportazioni giapponesi erano diventate un bersaglio politico. Per il Giappone, firmare significava mantenere buone relazioni con il suo maggiore acquirente, che assorbiva il 30% delle sue esportazioni.
Tuttavia, uno yen più forte rendeva i prodotti giapponesi più costosi all’estero, mettendo sotto pressione le industrie. Invece di rallentare, i responsabili politici giapponesi decisero di raddoppiare: tagliarono ulteriormente i tassi di interesse ed espansero il credito per sostenere la domanda interna. Questo creò un ambiente di denaro estremamente economico. Le banche aumentarono i prestiti senza freni, i costruttori espansero i progetti e le aziende approfittarono del credito facilmente disponibile. La bolla immobiliare e quella azionaria crebbero a dismisura, con prezzi che non avevano più alcuna connessione con i fondamentali economici.
Lo Scoppio della Bolla e i “Decenni Perduti”
La speculazione era diventata la caratteristica distintiva dell’economia giapponese. Quando la Banca del Giappone si rese conto dell’esuberanza irrazionale e decise di aumentare leggermente i tassi di interesse, le vulnerabilità nascoste vennero alla luce. I costruttori faticarono a ripagare i prestiti, i piani di espansione aziendale si bloccarono, e i progetti che avevano senso solo con tassi bassi divennero insostenibili.
I prezzi degli asset crollarono: in alcune regioni, i valori immobiliari persero dal 70% al 90%. La bolla era scoppiata, e il Giappone entrò in un lungo periodo di deflazione e stagnazione economica trentennale, che divenne noto come i “decenni perduti”. I prezzi scendevano, i salari rimanevano fermi e le aspettative di guadagno diminuivano. Questo scoraggiò gli investimenti e i consumi, mentre il settore bancario soffriva sotto il peso di prestiti inesigibili.
I “Guardrail” Giapponesi: Un Atterraggio Morbido?
Nonostante la gravità della crisi, il Giappone presentava alcuni “guardrail” strutturali che attutirono l’impatto sociale. La cultura del risparmio era fortissima, le famiglie avevano consistenti riserve di contanti. La disuguaglianza di ricchezza era molto più contenuta rispetto ad altre economie avanzate, il che significava che il dolore della crisi si diffuse in modo più equo tra la classe media, piuttosto che concentrarsi sui meno abbienti.
Inoltre, la cultura aziendale giapponese vedeva i licenziamenti come ultima risorsa, non come una prima mossa per placare gli azionisti. Le tasse di successione erano significative, impedendo la formazione di dinastie permanenti e incoraggiando il reinvestimento. E soprattutto, il Giappone aveva investito molto nelle sue infrastrutture pubbliche: trasporti affidabili, assistenza sanitaria accessibile e servizi sociali robusti che non crollarono sotto pressione. Le persone potevano ancora andare al lavoro e curarsi.
Lezioni per l’Economia di Oggi: Siamo Davvero Preparati?
Quando oggi sentiamo parlare del rischio di “diventare il Giappone”, di solito ci si riferisce alla crescita lenta. Ma la verità è che il Giappone ha affrontato quella crescita lenta con una rete di sicurezza sociale e finanziaria che molte economie moderne, inclusa quella statunitense, semplicemente non possiedono più.
Oggi, molte famiglie hanno livelli di debito record e pochissimi risparmi. La disuguaglianza è alle stelle, trasformando i problemi economici in problemi politici. Le infrastrutture pubbliche, in molti Paesi, faticano anche in tempi normali. Se una crisi simile colpisse l’economia di oggi, con le sue fragilità e l’assenza di quei “guardrail” giapponesi, l’impatto potrebbe essere molto più duro. I decenni perduti del Giappone, nel confronto con uno scenario attuale, potrebbero essere visti non come un incubo, ma come un “atterraggio morbido”. Cosa ci aspetterebbe, allora, in caso di atterraggio brusco?
Domande Frequenti
Cosa furono i “decenni perduti” del Giappone?
I “decenni perduti” si riferiscono al periodo di stagnazione economica e deflazione che il Giappone ha vissuto per circa trent’anni, a partire dai primi anni ’90, dopo lo scoppio di una massiccia bolla speculativa nei mercati immobiliari e azionari.
Quale fu il ruolo dell’Accordo del Plaza nella crisi?
L’Accordo del Plaza del 1985, che portò a una forte rivalutazione dello yen, spinse i responsabili politici giapponesi a implementare politiche monetarie espansive con tassi di interesse molto bassi. Queste politiche, nel tentativo di sostenere l’economia interna e le esportazioni, finirono per esacerbare la bolla speculativa, alimentando ulteriormente il credito facile e la corsa agli asset.
Quali sono le differenze tra la situazione del Giappone negli anni ’90 e le economie avanzate di oggi?
Il Giappone affrontò i suoi “decenni perduti” con un’alta cultura del risparmio, una bassa disuguaglianza, un sistema lavorativo che evitava i licenziamenti di massa e forti investimenti in servizi pubblici e infrastrutture. Molte economie avanzate di oggi, invece, presentano alti livelli di debito, bassa propensione al risparmio, maggiore disuguaglianza e sistemi pubblici più fragili, suggerendo che una crisi simile oggi potrebbe avere conseguenze sociali ed economiche ben più gravi.